Introduzione

Come siamo arrivati a Montessori?

Un giorno, quando ero ancora incinta di Oliver, mio marito arrivò a casa e mi disse: “Perché non mettiamo un materasso per terra nella camera di Oliver?”. “Ma sei pazzo? Nemmeno per sogno! Non voglio che mio figlio dorma per terra!”. Così iniziò la nostra avventura Montessori.

Conoscevamo un pochino il metodo Montessori nelle scuole, ma non avevamo mai considerato la possibilità di adottarlo a casa, per crescere i nostri figli.

Sapevamo che saremmo andati contro corrente in molte altre decisioni, dal non usare il ciuccio, al non lasciarlo piangere senza prenderlo in braccio, ignorando chi ci diceva che "così si abitua e poi fa i capricci", all’allattamento prolungato, all’autosvezzamento, all’alimentazione il più possibile Paleo fin da subito. 

Ma nella mia mente, la cameretta aveva una culla normale. 

E magari ti farà sorridere sapere che la questione "culla o non culla" è stata una decisione difficile e sofferta. 

Ero incinta per la prima volta, gli ormoni controllavano ogni mio pensiero e l’idea di iniziare anche l’avventura da genitore contro corrente mi terrorizzava—non solo era un territorio completamente inesplorato, ma per la prima volta in vita nostra non avremmo preso decisioni solo per noi stessi, ma anche per una terza persona che dipende in tutto e per tutto da noi (e non per scelta sua, tra l’altro).

Per questo sapevo che la semplice decisione di dove far dormire Oliver portava con sé molto di più che la scelta di culla o lettino a terra. 

Significava impostare la nostra vita Montessori, lasciare la vecchia via per quella nuova, prepararsi a rispondere a domande e giustificarsi di fronte a giudizi, iniziare una trasformazione personale, diventare noi stessi modelli da seguire incorporando il più possibile la filosofia nel nostro quotidiano.

Significava metterci in gioco a 360°C e non mi sentivo pronta.

Ma la verità è che non appena ho iniziato a leggere sul metodo Montessori e confrontarlo con i metodi tradizionali, la scelta è venuta spontanea. Come ho anche raccontato a Cristina di Montessori en Casa quando mi ha intervistata per la sua rubrica Montessori Stories, più leggevo, più mi ritrovavo a fare sì con la testa. E ad ogni cenno della testa, mi innamoravo della semplicità, della spontaneità e della logica alla base di questa filosofia.

Non c’era dubbio, volevo che mio figlio crescesse Montessori e tutto il lavoro extra a carico del genitore non mi spaventava. 

Ho una sola possibilità in questa vita di crescere i miei figli e di instradarli a diventare persone di cui loro stesse possano un giorno andare fiere: non ho alcuna intenzione di sprecarla e per farlo devo seguire il mio istinto di madre, per quanto vada sempre e comunque contro corrente.

Così ci siamo messi in gioco come genitori, ma anche come individui, e quello che ci ha dato (e MI ha dato, a livello personale) la filosofia Montessori in questi primi due anni è molto di più di quanto avessi mai sperato e probabilmente anche di più di quanto possa mai trasmetterti. 

Dovrai metterti in gioco anche tu per scoprirlo. 


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